Cosa Facciamo - Gender
 
 
Le questioni di genere e il miglioramento della condizione delle donne stanno acquisendo sempre maggior rilievo nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo e nello specifico anche in quello della Cooperazione Italiana. Allineandosi quindi alle strategie internazionali e cercando di rafforzare il lavoro in relazione all\'eguaglianza di genere, l’Italia ha deciso, nell\'ambito del  nuovo Programma Paese 2013-2015, di inserire il gender come tematica trasversale da adottare in tutte le nuove iniziative secondo l’approccio del gender mainstreaming.

Questo rappresenta una riconferma dell’attenzione che la Cooperazione Italiana ha sempre riservato alle questioni di genere - ad esempio in ambito di Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) dove l’Italia ha rivestito un ruolo cruciale nel processo di adozione della risoluzione dell’Assemblea Generale che le contrasta - ma è al contempo un’innovazione in termini di approccio della Cooperazione Italiana nelle sue attività di terreno. L’obiettivo è rendere l’eguaglianza e l’equità di genere una tematica trasversale (all’interno di ciascuna iniziativa) e integrata in tutte le nuove iniziative di cooperazione italiana in fase di formulazione e avvio, anziché limitarla ad iniziative progettuali mono tematiche e separate dal resto degli interventi.

Le attività della Cooperazione Italiana in Etiopia in materia di genere sono allineate alle principali politiche di sviluppo della Repubblica Democratica Federale dell’Etiopia (Growth and Transformation Plan 2010/11-2014/2015, National Action Plan for Gender Equality (NAP-GE) 2006-2010, Sector   Development   Plan   for   Women   and   Children 2010/11- 2027/28) e alle raccomandazioni dell’ultimo rapporto CEDAW (Concluding Observations of the Committee on the Elimination of Discrimination against Women).

L’Etiopia è al 173esimo posto su 187 Paesi secondo lo Human Development Index (HDI) del 2012 (valore di 0.396) e quando si guarda al HDI aggiustato per le ineguaglianze (IHDI), il suo valore si abbassa fino a 0.269 con una perdita quindi del 31.9% (perdita in termini di sviluppo umano potenziale dovuto alle ineguaglianze e misurato dalla differenza dell’HDI con l’IDHI).

Secondo l’ultimo Gender Global Gap Report (2013) del World Economic Forum, l’Etiopia si situa al 118esimo posto su 136 paesi, mostrando una notevole discriminazione in termini di partecipazione economica e politica delle donne. L’Italia si posiziona al 71esimo posto, preceduta dalla Romania (70esimo posto) Mozambico (26esimo posto) e dall’Islanda che risulta essere il migliore Paese in cui essere donna. Se si guarda il OECD SIGI index (Social Institution and Gender Index) che intende catturare le discriminazioni non in termini di outcomes (educazione e impiego), ma in termini di istituzioni sociali (matrimonio precoce), pratiche ereditiere, violenza basata sul genere, ristretto acesso allo spazio pubblico o alla terra e al credito), l’Etiopia è al 64esimo posto su 86 paesi.


La donna in Etiopia:

Contesto Istituzionale Formale: La costituzione dell’Etiopia (1995) stabilisce formalmente l’eguaglianza tra uomo e donna nella sfera economica, sociale e politica  e include la possibilita’ di adottare misure temporanee positive per migliorare l’attuale status delle donne. L’attuale legislazione proibisce le discriminazioni di genere e impone pratiche egualitarie nell’ambito del lavoro. La revisione del Codice Penale ha reso le Female Genital Mutilation/Cutting (FGM/C) illegali e violenza domestica, stupro, tratta, ecc. sono state prese in considerazione. Il problema rimane l’applicazione della legge. Un Ministero degli affari della donna, bambini e giovani (MoWCYA) è stato costituito e alcune politiche specificamente orientate all’eguaglianza di genere sono state formulate (National Action Plan for Gender Equality (NAP-GE) 2006-2010, National Strategy and Action Plan on  Harmful Traditional Practices (HTPs) against Women and Children in Ethiopia..) e l’empowerment soprattutto economico delle donne viene citato nei maggiori piani di sviluppo governativi (Growth and Transformation Plan 2010/11-2014/2015, Sector   Development   Plan   for   Women   and   Children   (2010/11 – 2027/28). L’Etiopia aderisce anche alla CEDAW.

Partecipazione Politica: Le donne rappresentano il 27.79% (152 su 547 membri) del Parlamento nazionale ma posseggono solo 3 su 31 posti ministeriali. L’Italia e’ al 57esimo posto (su 153 Paesi) per presenza di donne nel Parlamento e al 40esimo (su 96 Paesi) per la presenza di donne in ruoli ministeriali, secondo lo UN Women in Politics Report 2012.

Istruzione: C’e’ un significativo gender gap nell’educazione (38% donne alfabetizzate contro il 56% uomini) particolarmente nelle aree rurali (dove solo il 10% delle donne sono alfabetizzate). L’educazione primaria e’ migliorata  (80% ragazze, 85% ragazzi) e si avvicina alla parita’ (0.94). Tassi di iscrizione e parita’ di genere declinano ai livelli scolastici piu’ alti (0.66 a livello secondario e 0.31 a livello terziario)

Forza Lavoro: Le donne rappresentano circa la meta’ della forza lavoro ma sono per lo piu’ impiegate part time, stagionalmente, nel settore informale o non retribuite. Solo il 14% delle donne sono impiegate fuori dalle loro famiglie. In media le donne guadagnano, a pari condizioni, il 69% del salario degli uomini.

Agricoltura e Accesso alla Terra: L’83% della popolazione vive nelle aree rurali, dove l’agricoltura costituisce l’85% dell’impiego. Le donne possiedono solo il 18.7% delle terre e sono capi famiglia del 20.1% dei nuclei familiari rurali poveri. Le attivita’ agricole continuano ad essere  divise in ruoli di genere ben specifici, e le donne  ricevono solo il 38.22% dei benefici dei servizi di estensione agricola (formazione, credito).

Famiglia: Nel 2004 un nuovo Codice della famiglia è stato riformato con riforme importanti: eta’ legale per il matrimonio a 18 anni ed eguaglianza nei contratti di matrimonio. Tuttavia  non in tutte le regioni il nuovo Codice della Famiglia è applicato. In determinate aree geografiche persistono problemi di matrimonio precoce, matrimonio per “rapimento” (stimato 8% dei matrimoni), poligamia (11% dei matrimoni), soprattutto per donne analfabete, povere e che vivono in zone rurali.

Sanita\': Il tasso di mortalita’ materna è ancora molto elevato (673 /100 000) ed il tasso di natalita’ è di 4.8 bambini per donna. Il 12% delle donne tra 15-19 anni sono incinte o gia’ madri. Il numero delle nascite seguite da personale sanitario variano a seconda delle fonti di informazione: il governo dichiara il 18.4% delle nascite, altre fonti dichiarano il 6-10%. Il tasso di mortalita’ infantile e dei bambini sono di 59 e 88 per 1,000 nascite. Circa un milione e mezzo di abitanti ha l’HIV/AIDS  con un tasso di infezione piu’ alto per la donna (5% contro 3.8% per l’uomo).

Violenza basata sul Genere (GBV): Una legge sulla violenza contro le donne è stata approvata e sforzi sono stati fatti nel formare giudici e ufficiali di polizia. Le Harmful Traditional Practices (HTPs) sono molto diffuse e in particolare FGM/C risulta praticata sul 23% delle ragazze tra 0-14 anni e 62.1% delle ragazze tra i 15-19 anni. Su un campione di 8000 donne (nel 2009), il 70% era stato mutilato per le FGM/C con maggiore incidenza in Afar (95%) e in SNNP (91%). Molte campagne di sensibilizzazione sono state realizzate e alcune comunita’ si sono dichiarate FGM free. FGM/C è stata comunque dichiarata illegale dal governo. Il 49% delle donne etiopi, nell’arco della loro vita, hanno  fatto esperienza di violenza fisica e  il 59% di violenza sessuale da parte di un partner intimo.

Accesso ai Servizi: Il 41% dei nuclei familiari in ambito rurale e il 52% di quelli urbani hanno accesso ad una fonte di acqua potabile. In particolare, le donne che vivono in aree rurali devono camminare in media un’ora prima di raggiungere un centro sanitario e due ore per raggiungere un ospedale.

Migrazione: Il 53.6% delle migranti etiopi donne (su un campione di 229)* hanno un’eta’ compresa tra i 19-25 anni. La maggior parte delle persone migrano per migliorare il proprio livello di vita o quello della famiglia, per cercare una vita migliore ed un lavoro migliore, o come conseguenza della delusione per un insuccesso scolastico. Nel 2011 circa 80 mila persone  (30-40% del numero di etiopi intenzionati ad espatriare nel Medio Oriente) hanno fatto richiesta per emigrare all’estero per motivi di lavoro. Il restante 60-70% della popolazione migrante si rivolge a trafficanti e agenti illegali.

Qui trovate il Resource Center con pubblicazioni interessanti per un maggior approfondimento della tematica.


*Trafficking in Persons Overseas for Labour Purposes, The Case of Ethiopian Domestic Workers ILO.


 



 



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